Ruedi Schneider, medico generico

Arteterapia o la Terapia dell’Arte e l’Arte della Terapia

Benché l’Arteterapia comprenda un vasto campo di espressioni, come ad esempio la danza e la musica, mi limiterò alla pittura e al disegno in quanto attinenti al tema della nostra mostra.

È da millenni che facciamo uso del disegno e della pittura, se pensiamo alle pitture rupestri come quelle, ad esempio, delle grotte di Lascaux, nel sud della Francia.
Rappresentazioni di animali, scene di caccia, combattimenti, cose che ci toccano dentro, ci emozionano, ci incantano, ci rendono tristi o allegri, ci spaventano. E ci sono inoltre fenomeni straordinari come la bellezza, di cui non sappiamo come nasca né perché siamo in grado di percepirla come tale.

Quando qualcuno è malato interiormente, significa che il suo mondo interiore è disturbato.
E il disturbo ha origine per lo più da ricordi negativi, da perversioni, per così dire, da tensioni, da reazioni provocate da paure profonde, da blocchi. Le situazioni presenti risvegliano paure,
a loro volta collegate a ricordi ai quali viene impedito di affiorare e che in questo modo danno origine alla malattia.

Scopo della pittura in quanto Arteterapia è di sciogliere questi blocchi emozionali, di trasferirli nell’immagine anche senza essere in grado di afferrarli pienamente.

La pittura guidata è un processo in cui il terapeuta incoraggia il paziente ad aprirsi, a non avere timori – nessuno sta guardando – e questo conduce alla “guarigione”, lascia spazio a sensazioni di guarigione.

Il processo di autoguarigione viene innescato, ha il suo inizio. Il risultato, il dipinto, non è così importante. Può anche essere buttato via, cosa che nel nostro caso non abbiamo fatto. Il paziente dipinge un suo autoritratto interiore, che potrà apparire diverso dopo un anno, per esempio, o già all’indomani. Perché il nostro mondo interiore, proprio come il mondo esterno,
è in continua trasformazione. Lo scopo è di sentirsi meglio un poco alla volta, di avere meno paura e di confidare nella propria capacità di muovere i passi lungo il cammino, o su per la scala, o al di là del ponte. Ci vuole molto coraggio per continuare a essere un principiante. Il cammino è lungo e non c’è un punto di arrivo. Se abbiamo bisogno di aiuto e conforto, possiamo trasformare il cammino in autostrada, coprire di gioielli i gradini e camminare su un ponte d’oro. La meta esiste, da qualche parte: l’importante è trovare la propria strada.